Gradiremmo talvolta che le parole avessero la leggerezza delle immagini.  Solo così il nostro animo potrebbe finalmente iniziare a volare.

Sono profondamente convinto che, al di là di ogni definizione semantica, la parola “immagine” abbia una stretta relazione con l’immaginazione e l’astrazione, che fanno di noi umani esseri unici, capaci di pensare cose che non esistono.

La differenza fra una fotografia e un’immagine la lascio ai testi di tecnica fotografica, e sinceramente poco mi importa della reale differenza.  Quello che per me conta è esprimere un sentimento che possa, in qualche modo, essere colto e interiorizzato da un altro essere senziente.

Fotografare in bianco e nero, in base al mio modus operandi,  non è astrazione, semmai l’esatto contrario. 

E’ concentrarsi su ciò che si vuole  comunicare, senza finzioni o inutili artifici. 

Adoro le sfumature del grigio.  Ti permettono di vedere e di interpretare ciò che stai osservando, non solo con lo sguardo, ma anche con il cuore.

Il colore è vita. La saturazione dei colori altro non è che un’esaltazione della vita e come tale va accolta e rispettata. Inutile domandarsi se il bianco e nero possa convivere con la saturazione del colore. E’ semplicemente una domanda che non va posta. Rispondere diventerebbe accademia.

La vita è come una città: per conoscerla ci si deve perdere. Meglio se con una fotocamera in mano. In fondo perdersi significare dimenticare il tempo che passa.  Conta solo l’attimo, l’istante. Fuggevole, se volete, ma per me vale l’eternità.   Raccontare quindi  “la vita” per immagini è semplicemente uno degli infiniti modi per raccontare l’uomo, la sua umanità, il suo mondo.

Nulla accade per caso, anche cogliere una fotografia. L’istante di un momento è presente nel perpetuo fluire della vita. Se è vero che “non c’è nulla a questo mondo che non abbia un momento decisivo” come postulato da Henry Cartier-Bresson, riprendendo un aforisma del Cardinale di Retz, è altrettanto vero che “ogni cosa deve avere una fine.”  La fine di cui parlo riguarda lo scorrere della tendina dell’otturatore in base ad un tempo fotografico prestabilito.  Terminata la sua corsa, lenta o veloce che sia, l’istante è  stato colto, catturato, imprigionato in un rotolo di memoria.  Non importa se fisica o virtuale.

Ciò che conta è aver visto.

In fondo, vedere è tutto.

L’ultima cosa che l’uomo può fare è custodire questo sguardo, che trascende lo scorrere del tempo. Donandolo, scevro da ogni effimera considerazione, all’eternità.

Sapendo che l’oblio è forse la nostra più grande paura.

L’invito, quindi, è di iniziare il percorso visivo tramite la Galleria che segue, consapevoli, che il mio pensiero e le mie intenzioni sono strettamente legate alle immagini esposte.

L’Autore.